Autore: AA.VV. Prezzo: 35.00 euro Editore: 2006 CIC Ed.Internazionali
Non più di 20 anni or sono, il disturbo bipolare era considerato una condizione rara (prevalenza lifetime nella comunità dell’1-1.6%), facile da diagnosticare (per la presenza di una sindrome inconfondibile come quella maniacale), facile da trattare farmacologicamente (per la documentata efficacia del trattamento a lungo termine con il litio) e insensibile a qualunque approccio psicoterapeutico. Questa concettualizzazione si è adesso modificata radicalmente. Oggi con il termine “disturbo bipolare” si comprende una varietà di condizioni cliniche, la cui prevalenza lifetime nella comunità è riportata essere tra il 3 e il 6.5%, nelle quali la presenza della sindrome maniacale non è più considerata un prerequisito, la cui diagnosi differenziale può essere difficile (soprattutto nei confronti della depressione maggiore ricorrente e di alcune forme di disturbo di personalità), la cui terapia farmacologica può essere complessa e richiedere l’associazione di più farmaci, e in cui diverse tecniche psicoterapeutiche, usate in combinazione con il trattamento farmacologico, possono essere utili.
La psichiatria italiana ha contribuito in misura decisiva a questo processo. È quindi importante che venga pubblicato anche nella nostra lingua questo volume, basato sugli atti di un convegno svoltosi presso il prestigioso Maudsley Hospital di Londra nel novembre 2003, i cui capitoli riflettono la suddetta evoluzione nella concettualizzazione del disturbo bipolare, ma al tempo stesso evidenziano le controversie che tale evoluzione ha generato.
Partecipare alla conferenza del Maudsley è stata per me un’esperienza assai stimolante e credo che questo volume rifletta in maniera fedele i contenuti e l’atmosfera di quell’evento.
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